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Perché Ulivieri Scardigli

Sembra effettivamente strano che il blog di uno che si chiama Brogi,
abbia come titolo Ulivieri Scardigli. In realtà sono sempre miei nomi,
perché Ulivieri era il nome di mio nonno da parte di madre e Scardigli
di mia nonna, sempre da parte di madre. Questi due nomi sono sempre
stati presenti, nella storia della famiglia, almeno quanto Brogi e a
volte, spesso, anche di più. Con il tempo hanno assunto un aspetto
quasi mitico, legati come sono alla storia e alle vicende personali di
chi quei nomi li ha portati e ce li ha lasciati in eredità, cioè
quelle persone nate tra la fine dell’ottocento e gli inizi del
novecento, che hanno affrontato ogni sorta di avventura, in un mondo
che era agli occhi miei altrettanto mitico, le storie evidentemente
della guerra, ma non solo, le emigrazioni, il duro lavoro nei campi, o
nelle mille attività che i miei predecessori hanno fatto.

La storia delle due famiglie Ulivieri Scardigli, almeno una parte
della storia è stata scritta da mia madre in una serie di racconti, il
libro si chiama Candele di ghiaccio. In realtà mia madre lo ha scritto
per trasmettere meglio, per far conoscere a me e mia sorella appunto
proprio quegli aspetti, certi momenti che nei racconti orali non era
capitato di toccare. E’ un libro completamente sprovvisto di tutta
l’enfasi che molto spesso capita di vedere in parecchi libri che
partono da fatti autobiografici. C’è solo la narrazione, il racconto
scarno e diretto dei fatti, con il linguaggio altrettanto scarno
riportato così com’è, o meglio bisognerebbe dire com’era, dato il
carattere in parte almeno cambiato nel toscano di quella Valdelsa
fiorentina, non parliamo poi della lingua mia che è ancora più
distante dato che io in Toscana non ci sono nemmeno nato. Il libro
quindi mi è sembrato impressionante, tanto è netta la sensazione di
una restituzione spoglia e essenziale dei caratteri, dei fatti e del
linguaggio di persone che io ho anche avuto modo di conoscere, almeno
qualcuno di loro, per fortuna.

Ecco quindi che risistemando il mio sito personale, albertobrogi.it,
che contiene più o meno tutto quello che ho fatto dagli anni novanta
in poi, c’era il bisogno di aggiungere una parte più facilmente
modificabile, anche in forma di blog dove fossero possibili anche
commenti. Infatti albertobrogi.it è realizzato con un vecchia versione
di un software non adatta a un aggiornamento frequente e all’aggiunta
di testi e commenti. Da qui l’idea di scindere il sito personale in
due parti, come peraltro di due parti almeno è composta la mia
identità, quella dei Brogi, che abitavano da sempre a pochi metri dal
paese di Montaione, e dell’altra parte, le famiglie Scardigli e
Ulivieri, che abitavano invece nella frazione di Le Mura, a diversi
chilometri dal capoluogo. In realtà la cosa non è così semplice,
perché l’altra mia nonna che si chiamava Bertini era anche lei nata a
Le Mura, e come una parte degli Ulivieri proveniva da San Miniato, ora
in provincia di Pisa ma all’epoca nella provincia di Firenze.

Se c’è una cosa guardando a tutto quello che ho fatto a partire
dall’università in poi, cioè da Siena nel 1990, che è stata il filo
conduttore in questi anni, è l’attenzione alla memoria, che a un certo
punto è diventata persino ossessiva. Il fatto di registrare tutto, o
almeno il più possibile, di tutto quello che passava, è stato proprio
con questo intento, cioè di fermare o trattenere il più possibile
evitando che si perdesse, perché questa mi sembrava la cosa più logica
e sensata da fare. Di conseguenza, una parte del mio sito personale è
più che giusto che si chiami così, come a segnare la relazione che ho
con loro, con gli Ulivieri e gli Scardigli, rispetto ai quali sto
all’altro capo del filo delle vicende e degli eventi, filo che cerco
anche in questo modo di tenere il più stretto possibile.

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